Strage dei Georgofili, appello dell’avvocato D’Ippolito (Politica, Ora!): “Giuseppe Graviano racconti agli inquirenti fiorentini tutto ciò che sa”

Strage dei Georgofili, appello dell’avvocato D’Ippolito (Politica, Ora!): “Giuseppe Graviano racconti agli inquirenti fiorentini tutto ciò che sa”

Firenze, 13 agosto 2020 – “Sappiamo che la Procura della Repubblica di Firenze continua ad indagare sulle stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma. Ebbene, in qualità di difensore di una delle persone ferite nell’attentato dei Georgofili,  rivolgo un appello a Giuseppe Graviano, affinché chieda di parlare con gli inquirenti fiorentini, per raccontare finalmente tutto quello che sa sulla stagione stragista del 93. Se Graviano dirà la verità, tutta, da imputato e non necessariamente da collaboratore di giustizia, avrà l’opportunità di essere creduto.” Così l’avvocato Roberto D’Ippolito, presidente dell’associazione “Politica,Ora!” e candidato alle prossime elezioni regionali nella lista PD a Firenze, si rivolge a Giuseppe Graviano chiedendogli di “contribuire, finalmente, a fare piena luce su una delle pagine più dolorose ed inquietanti della storia della Repubblica, per capire come mai la mafia abbia deciso improvvisamente di risalire il ‘continente’ a suon di bombe.

 

“Giuseppe Graviano – ricorda D’Ippolito –  nel processo a suo carico celebrato a Reggio Calabria, da poco conclusosi con la sua condanna all’ergastolo, ha dichiarato al PM Lombardo: ”Vada ad indagare sul mio arresto e sull’arresto di mio fratello Filippo e scoprirà i veri mandanti delle stragi, scoprirà chi ha ucciso il poliziotto Agostino e la moglie, scoprirà tante cose”. L’arresto, come è noto, avvenne a Milano, al ristorante Gigi il cacciatore di via Procaccini, la sera del 27 gennaio del 1994”.

 

“Inoltre – aggiunge il legale fiorentino – parlando davanti alla Corte di Assise di Reggio Calabria, Graviano si definisce una vittima di un preciso disegno politico perché “sono l’unico a essere rimasto in carcere, condannato all’ergastolo, perché sono l’unico che è a conoscenza di certe situazioni…”. Poi specifica che si riferisce a “una grossa somma che negli anni Sessanta” sarebbe stata consegnata dal nonno materno al gruppo imprenditoriale che faceva capo a Silvio Berlusconi.“

 

 

“Fatti criminali, terroristici, con forti implicazioni politiche – spiega D’Ippolito – che hanno ancora troppe zone oscure da spazzare via. Perché uno Stato di diritto che non riesce a dissipare le ombre e i sospetti, anche gli angoli più nascosti della propria storia, rischia di essere una democrazia sotto ricatto”.