Perugia, la storia di Lot dalla Nigeria per coltivare un orto multiculturale e il proprio futuro

Perugia, la storia di Lot dalla Nigeria per coltivare un orto multiculturale e il proprio futuro

E’ uno dei destinatari del progetto di agricoltura inclusiva “Coltiviamo l’integrazione”

Perugia, 21 dicembre 2021 – Anche quando viveva nel suo Paese, la Nigeria, Lot Lawani ha sempre lavorato nell’ambito dell’agricoltura: coltivava frutta secca, arachidi e anacardi. Anche in Italia, con il progetto “Coltiviamo l’Integrazione” ha ripreso a fare il contadino. “E la cosa più bella è che ho conosciuto molte persone che vengono da varie parti del mondo e insieme abbiamo lavorato, collaborato e ci siamo divertiti. Abbiamo stretto amicizia, ci invitiamo a vicenda nelle proprie case e ci impegniamo per far conoscere anche i nostri prodotti e le nostre abitudini di convivialità” racconta. Lot è uno dei destinatari del progetto “Coltiviamo l’integrazione”, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno con  capofila Tamat NGO, in collaborazione con Associazione I Tetti colorati Onlus di Ragusa, Fondazione ISMU, Associazione Robert F. Kennedy Human Rights Italia e Cardet, con l’obiettivo di fornire ai migranti strumenti di integrazione sociale, culturale ed economica attraverso un’attività pratica che favorisca l’interazione con la comunità locale e dia competenze che possono servire per il futuro, attraverso laboratori strutturati per acquisire sia la conoscenza della lingua italiana e del linguaggio specifico nel mondo del lavoro, sia il sapere tecnico e pratico nel campo dell’agricoltura. Il progetto è iniziato nel 2018 e si è appena concluso.

A Perugia i laboratori sono stati promossi da Tamat in collaborazione con Diocesi di Perugia, ACLI, Fuori di Zucca, Orto Sole e si sono svolti nel Parco Agrosolidale di Montemorcino, coinvolgendo circa 15 richiedenti asilo provenienti da Nigeria, Mali, Iran, Afghanistan, Gambia e Ghana: qui è stato realizzato un orto multiculturale in cui è stata sperimentata anche la produzione di prodotti ortaggi e verdure tipiche dei Paesi di origine dei partecipanti, come l’okra, alimento che viene utilizzato alla base di molti piatti della cucina africana e che è stato utilizzato per fare ricette italoafricane: okra in agrodolce, pesto, composta di cipolle e okra. E’ stata sperimentata anche la gestione di un’associazione di nome Lambè (che nella lingua mandinka significa “dignità”), in cui richiedenti asilo e volontari collaborano per programmare ed attivare iniziative pratiche finalizzate alla condivisione di valori e culture con la comunità locale.
Lot è uno dei ragazzi che hanno partecipato al progetto. Ha 32 anni e ha dovuto lasciare la Nigeria, i suoi genitori e i suoi fratelli e sorelle, perché “ormai il Paese non era più sicuro per me ci sono zone che sono diventate invivibili per i disordini quotidiani” a seguito della forte crisi economica e sociale che ha colpito la Nigeria. “Ero stanco di vivere nella paura e nella totale incertezza, quindi ho deciso di partire, per ricominciare, per poter sperare di vivere una vita serena, senza l’ansia di uscire di casa ogni volta e non sapere se sarei tornato.”
Quando è partito, non aveva progettato di arrivare e rimanere in Italia. “Diciamo che per chi intraprende questo tipo di viaggio, si sa quando e come si parte, ma non si sa mai dove si arriverà e quanto ci si fermerà.” Ma in Italia l’organizzazione Tamat “mi ha dato la prospettiva di un futuro. Il mio futuro. Mi hanno aiutato a organizzarlo ed è questo quello su cui mi sto concentrando adesso, imparo velocemente e spero di continuare a farlo se me ne daranno la possibilità.” Così è rimasto.
Per il futuro sogna cose semplici: continuare a lavorare, avere una casa. “Anche se queste cose sono collegate alla possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, quindi, quello che mi auguro è un riconoscimento giuridico da parte dello Stato italiano, così da poter condurre una vita normale”.

L‘esperienza di Lot e degli altri beneficiari di Coltiviamo l’integrazione, le loro storie, le attività che hanno svolto durante il laboratorio sono raccontati in documentario web e nella mostra fotografica on line “Inside” (https://inside.coltiviamolintegrazione.it, realizzata da Sheldon.studio), con gli scatti di Stefano Schirato.

Foto (autore: Stefano Schirato) di Lot.