Medici di famiglia, Dini (Fimmg): “I numeri dell’Ulss confermano: il problema è ormai strutturale, serve un cambio di passo”
Federazione Italiana Medici di Famiglia – Sezione Padova
Il segretario padovano del sindacato: “L’Azienda sta facendo ogni sforzo per garantire l’assistenza, ma i casi Camin-Salboro-Pontevigodarzere dimostrano che la situazione è cambiata definitivamente, i medici di famiglia scelgono di lavorare in gruppo, non più da soli”
Padova, 11 settembre 2026 – “I dati diffusi dall’Ulss 6 Euganea hanno il merito di rappresentare con chiarezza la dimensione del problema: la carenza di medici di medicina generale non nasce oggi e non riguarda soltanto i quartieri di Camin, Salboro o il comune di Padova, ma è una criticità strutturale che interessa l’intero sistema dell’assistenza primaria”.
A dirlo è Andrea Dini, segretario provinciale della Fimmg Padova, intervenendo sulla situazione della medicina generale nel territorio padovano e sui dati recentemente diffusi dall’Azienda ULSS 6 Euganea.
“Va riconosciuto il lavoro che l’Ulss sta portando avanti attraverso incarichi provvisori, aumenti dei massimali, servizi di Continuità Assistenziale Diurna e ricerca di professionisti disponibili. Sono strumenti necessari per evitare che i cittadini rimangano senza assistenza. Ma proprio i numeri comunicati dall’Azienda mostrano quanto sia difficile trasformare una disponibilità teorica in una presenza stabile, diffusa e realmente vicina alle persone”, sottolinea il segretario del sindacato dei medici di famiglia padovani.
Secondo i dati dell’Ulss, per il 2026 sono state indicate 434 posizioni teoricamente carenti nell’intera Azienda Euganea, a fronte di appena 22 candidature al bando per le zone carenti. Un divario che, per Fimmg, rappresenta il vero nodo da affrontare.
“Se per centinaia di posizioni disponibili arrivano poche decine di candidature, dobbiamo chiederci – continua Dini – perché non ci siano abbastanza professionisti disponibili a scegliere la medicina generale e, soprattutto, determinate aree del territorio”.
“Alcuni quartieri rimangono scoperti perché nel corso degli anni non si sono create delle strutture accoglienti o delle aggregazioni tra i professionisti. Non è un caso che le zone carenti che rimangono vuote sono, nella quasi totalità, ambulatori lasciati da medici singoli o in medicina di rete. Nelle medicine di gruppo semplici e integrate – sottolinea il segretario di Fimmg Padova – invece il ricambio avviene prontamente”.
Il caso dei quartieri di Padova rimasti senza medico, secondo Dini, è emblematico: “L’Azienda ha attivato le procedure tutte le previste e cercato soluzioni alternative, ma nessun nuovo medico ha scelto quella zona. È precisamente questo il problema sul quale dobbiamo intervenire. Non serve individuare responsabilità semplicistiche: bisogna creare le condizioni perché tornare a fare il medico di famiglia sia una scelta professionale sostenibile. Non possiamo certo considerare il comune di Padova come territorio disagiato o non attrattivo”.
Secondo Fimmg Padova, è necessario agire contemporaneamente su più livelli: organizzazione degli studi, personale amministrativo e infermieristico, strumenti digitali realmente funzionanti, riduzione degli adempimenti impropri, sostegno alle aggregazioni tra medici e integrazione con le strutture territoriali previste dalla riforma dell’assistenza.
“Il percorso avviato in Veneto sulle nuove forme organizzative e sulle Case della Comunità può rappresentare un passaggio importante, ma deve essere costruito insieme ai medici e non semplicemente sovrapposto all’attività che già svolgiamo. L’obiettivo – spiega Dini – deve essere migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti e, nello stesso tempo, garantire ai cittadini un’assistenza più vicina, continuativa ed efficace”.
Dini richiama il tema della formazione delle nuove generazioni di medici: “Negli ultimi mesi abbiamo visto segnali incoraggianti sul numero di giovani interessati alla formazione in medicina generale. Adesso bisogna evitare di disperdere questa disponibilità e trasformarla in professionisti che scelgano realmente di restare sul territorio. È qui che si gioca una parte decisiva del futuro del Servizio sanitario. Il confronto con ULSS 6 e Regione Veneto deve proseguire in questa direzione. Non serve contrapporre medici, Azienda e cittadini: il problema è comune. Serve una strategia condivisa capace di rendere nuovamente attrattiva la professione e di restituire progressivamente a ogni comunità un riferimento stabile nella medicina generale», conclude Dini.