Lavoro, la fabbrica di batteri, i tappeti di design, la pasta 100% sarda: ecco le imprese femminili modello per la ripresa

Lavoro, la fabbrica di batteri, i tappeti di design, la pasta 100% sarda: ecco le imprese femminili modello per la ripresa

Presentate durante il convegno organizzato da AIDDA in Sardegna nell’ambito di W20

Orroli (Sud Sardegna), 20 settembre 2021  – Dai millenari segreti della tessitura sarda nascono tappeti di design esportati in tutti il mondo. Dai batteri vengono estratti nuovi materiali. Dal grano coltivato dagli agricoltori locali viene prodotta una pasta 100% “Made in Sardegna”. Dalla Sardegna arrivano storie imprenditoriali femminili di successo, che affondano le radici nella tradizione e guardano al futuro, e danno vitalità e prosperità ai territori dove operano, mostrando un modo di fare impresa sostenibile, accessibile, innovativo, che può diventare un modello anche per superare la crisi causata dalla pandemia.

Le best practices – realtà industriali femminili sarde che, partendo dalla tradizione e dal rispetto del territorio, hanno innovato processi e prodotti nel segno della sostenibilità economica, ambientale e sociale – sono state illustrate durante il convegno “Le donne tra passato e futuro. La forza di trasformazione delle donne, quali proposte per il futuro”, organizzato a Orroli, in Sardegna, da AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda)  in collaborazione con la delegazione italiana del W20. 

Mariantonia Urru è brand che dal paesino di Samugheo porta tappeti arazzi e cuscini in case e alberghi di tutto il globo. E’ stato fondato 40 anni fa da Maria Antonia Urru, che aveva imparato l’arte della tessitura da ragazzina dalle donne di famiglia (a 14 anni si era fatta il corredo nuziale da sola): quando il figlio minore compì 6 anni decise di comprarsi il telaio e coltivare quella tradizione imparata da piccola. Dopo il telaio è arrivato un laboratorio e nel 2008 il marchio che, grazie a contributo del figlio Giuseppe Demelas ha saputo innovarsi e si è aperto a collaborazioni con designer internazionali.

Bacfarm è la prima fattoria al mondo di batteri, una startup nata nel 2019 dal percorso del Contamination lab dell’Università degli studi di Cagliari. A idearla è stata la giovane ricercatrice Giulia Guadalupi insieme ai colleghi Davide Emilio Lobina e Samuele Gaviano: creano processi di estrazione di nuove materie prima dai batteri in particolare da quelli che resistono a condizioni estreme come alte dosi di radiazioni, alte temperature, elevata salinità, disseccamento. La start up ha realizzato il primo prodotto per al cosmetica, un filtro pe raggi UV, e sta per aprire il suo primo laboratorio.

Il gruppo Fratelli Cellino, con sede a Santa Giusta, ha origine nel secolo scorso da un amore: quello tra un imprenditore piemontese, Ercole, e una donna sarda, Fanny. Lui l’ha seguita sull’isola del sole e del vento, sposando lei e interessandosi all’attività della sua famiglia, la coltivazione del grano, trasformandola in un’industria. Oggi il testimone è passato ai figli Lucina e Alberto, che hanno realizzato il sogno di Ercole: fondare un pastificio. L’intuizione vincente è stata quella di entrare, nel momento giusto, nel mercato della produzione di marchi privati dei colossi della grande distribuzione. Ora producono pasta per 48 marchi privati più la loro Pasta Cellino, che vanta la linea “Ercole Punto Zero” di filiera 100% sarda, dal seme alla tavola. Lucina ha diversificato anche l’impresa aprendo un boutique hotel, Villa Fanny a Cagliari.

“Oggi più che mai, le donne devono non solo avere pari opportunità, ma devono urgentemente portare il loro contributo alle scelte che incidono sulla trasformazione dei vecchi modelli, per avviare quei processi fondamentali ad affrontare le sfide globali contemporanee dell’umanità” ha detto Antonella Giachetti, Presidente Nazionale di AIDDA. “In questo momento di buio aiutare le donne di tutto il mondo ad avere parità di diritti non è solo giustizia ma uno strumento per riuscire a trasformare il pensiero della nostra civiltà: se i valori femminili non entrano nelle decisioni apicali della nostra società siamo destinati all’estinzione. Bisogna far diventare la cura una dimensione antropografica della nostra società.”

Secondo i dati 2020 di Unioncamere, ricordati durante il convengo, su 170mila imprese italiane solo il 22 % sono “rosa”: la pandemia ha colpito soprattutto loro, causando un calo dello 0,29, pari a 4mila imprese. In base ai dati Inps 2019 in Italia su 605mila posizioni manageriali 168mila sono affidate a donne, il 28% e su circa 123mila dirigenti italiani, le donne sono poco più di 22mila, il 18%, una percentuale cresciuta negli ultimi dieci anni di 0,3 punti per anno.

“Sono pochissime, vanno incrementate” ha detto il viceministro dello Sviluppo Economico Alessandra Todde intervenendo al convegno, precisando che entro settembre il governo attiverà il Fondo a sostegno dell’imprenditoria femminile, per stimolare la nascita di start up e imprese sostenibili guidate da donne (finanziato con 20 milioni di euro nel 2021 e 20 milioni nel 2022).