Covid, il video appello di Landini: “C’è stanchezza, ma dobbiamo resistere per poterci rialzare” 

Covid, il video appello di Landini: “C’è stanchezza, ma dobbiamo resistere per poterci rialzare” 

 Il presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus: “Velocizzare i vaccini, negli ospedali le stesse condizioni di novembre” 

Firenze, 15 marzo 2021In un video messaggio Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus di Firenze, lancia un appello alla cittadinanza e alle Istituzioni politiche. Viene chiesto un ultimo sforzo per rispettare le regole contro la nuova emergenza Covid. “Siamo tutti stanchi, ma purtroppo il coronavirus continua ad attaccarci nella solita maniera. L’economia sta andando male e le aziende sono in difficoltà, però la situazione non migliorerà se il virus continua a circolare. Avremo una ripresa solo se riusciamo a controllarlo veramente. Non ci sono scorciatoie: è il momento delle scelte responsabili, sia da parte degli organismi politici che dai cittadini. Dobbiamo continuare a lottare. Gli strumenti li abbiamo: norme d’igiene, di sicurezza e i vaccini. Entrambi vanno portati avanti per salvare vite e un sistema sanitario che altrimenti va in tilt, mentre deve rimanere efficiente”.

“Se continuiamo a fare le cose a metà, torniamo al punto di partenza – aggiunge Landini -.E’ passato un anno e siamo alla terza ondata. Dodici mesi fa non lo avremmo mai pensato, ma ci troviamo nelle stesse condizioni: riapriamo di corsa i reparti, riorganizziamo gli ospedali, cerchiamo strumentazione e nuovo personale. Nell’Asl Toscana Centro, come letti Covid occupati tra degenza e rianimazione, siamo allo stesso livello di novembre 2020. La situazione non tende a diminuire ed è veramente pesante per il personale sanitario. Anche i dati dicono che le zone colorate possono aiutare fino a un certo punto, solo la zona rossa riesce a fermare i contagi. Dopo il primo lockdown forse bisognava fare qualcosa per bloccare l’evoluzione del virus, invece ci siamo rilassati“.

“Anche sulla vaccinazione bisognava essere previdenti e investirci di più. Le dosi che abbiamo ottenuto le abbiamo somministrate alle categorie a rischio e hanno avuto grande efficacia: non abbiamo praticamente più medici o infermieri che si ammalano e lo stesso accade nelle Rsa, dove l’ultimo focolaio è stato il 4 febbraio. Ora c’è discussione tra i tipi di vaccini e classi di età. Ma ogni sottogruppo che creiamo comporta una riduzione della capacità vaccinale: avere più regole vuol dire meno somministrazioni. Puntiamo invece a vaccinare il più possibile e in fretta. I Paesi all’estero che lo hanno fatto si stanno risollevando. Capisco l’insofferenza ad altre restrizioni – conclude il presidente della Fondazione – ma temo che se vogliamo salvaguardare i nostri ospedali, che sono la base per la sicurezza di tutti, dovremo fare altri sacrifici con una chiusura importante del Paese. E nel frattempo partire con una vaccinazione reale, non solo di pochi gruppi di persone, perché altrimenti non blocchiamo il virus”.