Cinema, Canova: quello toscano non si è speso per Francesco Nuti

Cinema, Canova: quello toscano non si è speso per Francesco Nuti

Il Rettore dell’Università Iulm ospite degli incontri al Principe di Piemonte a Viareggio. “Nuti? Abbandonato anche dal cinema toscano”

Viareggio, 21 luglio 2023. Protagonista dell’appuntamento di ieri del ciclo “Gli Incontri del Principe”, al Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio, è stato Gianni Canova, Rettore dell’Università Iulm e professore ordinario di Storia del cinema e Filmologia. Intervistato da Stefano Zurlo, Canova ha tracciato un ritratto del cinema e della Rai di oggi: molte ombre ma anche elementi di speranza. E ha criticato l’atteggiamento che il cinema, specie quello toscano, ha avuto nei confronti di Francesco Nuti. Gli appuntamenti proseguiranno tutta l’estate portando numerosi ospiti per discutere davanti al pubblico di politica, economia, cultura. La rassegna è organizzata in collaborazione con Manila Alfano, autrice del libro “Cent’anni da Principe”.

Gianni Canova ha detto:

Cinema e piattaforme, serve uno scatto di fantasia

“Cinema o piattaforme? Chi dice «solo cinema!» attua una forma di resistenza anacronistica. Il cinema è insostituibile, ma è sbagliato porre la questione in termini di aut aut. Va posta in termini di et et, giocando sui processi di sinergia fra la vecchia sala e le piattaforme, che garantiscono ai film una visibilità impensabile nelle sale. Ci sono casi di piccoli film italiani che hanno avuto 62 milioni di ore di visualizzazione sulle piattaforme, dati che con le vecchie sale sarebbero stati impensabili. Serve uno scatto di fantasia che porti il sistema nel suo complesso a costruire percorsi complementari e non alternativi. Da qua a cinque anni si diversificheranno le produzioni, con grandi film che non potrai non andare a vedere al cinema e altri film più intimistici, esistenziali, romantici che si potranno vedere sulle piattaforme. È una diversificazione che io non vedo in maniera negativa.”

L’arte è politicamente scorretta

“L’arte non può che essere politicamente scorretta, se non offende nessuno non è interessante. Spesso offende la sensibilità dominante. E mi fa orrore la pretesa di valutare un’opera sulla base della vita del suo autore. Schubert era un essere immondo, ma quando sento l’Ave Maria mi commuovo. Parlando di film: il politicamente corretto è una formula che li rende civilmente e moralmente virtuosi ma emozionalmente inerti.”

Oggi nessuno finanzierebbe Fellini o Pasolini

“Il cinema italiano ha talenti assoluti a tutti i livelli, dalla sceneggiatura alla regia ai comparti tecnici. Ma è troppo assistito, troppo finanziato dallo Stato: rischia di essere cinema di Stato. Per tanti produttori è diventato una forma di arricchimento indebito. Non c’è più il rischio, che è il meccanismo che ha fatto grande il cinema italiano di altre epoche. Se i film non vengono finanziati dallo Stato, sono pre-acquistati dalla tv, quindi devono essere tele-digeribili o tele-compatibili col gusto medio dei telespettatori per esempio di Canale 5 o di Rai Uno. Se oggi ci fossero Pasolini, Fellini, Visconti, Antonioni nessuno li finanzierebbe, perché non sarebbero tele-compatibili.”

Il cinema toscano non si è speso per Nuti

“Credo che alla fine il problema di Nuti sia stato quello di aver divorato la vita in un grumo di gelosie, invidie, errori personali che lo hanno portato alla depressione, all’isolamento. E qua è venuto fuori il cinismo del cinema, che non ha fatto scattare il sostegno e la solidarietà. Nuti è un caso che andrebbe studiato. C’è stata una rimozione che l’ha colpito fino alla fine. E che continua dopo la morte. La tv avrebbe dovuto rendergli omaggio. C’è da dire che i suoi colleghi non si sono spesi tanto, anche all’interno del cinema toscano, che è un cinema che ha potere. Dai grandi autori uno si aspetterebbe un po’ più di generosità nei confronti dei colleghi sfortunati. Invece, sembra che ognuno giochi per sé, da autarchico.”

La Rai non garantisce la democrazia culturale

“Il compito primario della Rai dovrebbe essere quello di garantire la democrazia culturale. Senza la democrazia della conoscenza, la democrazia politica è una pia illusione. Ma la Rai insegue la tv commerciale, non si pone il problema di essere un servizio pubblico, col compito anche di solidificare il deserto culturale degli italiani. Pasolini faceva dire a un suo personaggio: «L’Italia… il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante d’Europa». Sono passati 60 anni e siamo sempre lì.”