Afghanistan, Aidda scrive alla ministra Bonetti: “Disponibili ad avviare attività di inserimento professionale per donne afghane”

Afghanistan, Aidda scrive alla ministra Bonetti: “Disponibili ad avviare attività di inserimento professionale per donne afghane”

Nella lettera alla Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia Elena Bonetti: “Convinte che l’Italia possa salvare tante donne e bambini grazie ai corridoi umanitari”

Firenze, 24 agosto 2021 – “Voglio comunicarLe la nostra completa disponibilità nei confronti del Suo Ministero per ogni eventuale attività di supporto nella formazione professionale e nell’inserimento nel mondo del lavoro e nel sostegno nella frequentazione di corsi di lingua e di cultura italiana a favore di donne e ragazze afghane che arriveranno attraverso i corridoi umanitari”. Scrive così nella lettera indirizzata alla Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia Elena Bonetti la presidente di Aidda (Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di Azienda), Antonella Giachetti.

Dichiara la presidente di Aidda: “Quando negli anni Novanta i talebani eressero il loro regime in Afghanistan, una delle prime conseguenze fu la repressione indiscussa dei diritti femminili. Oggi il Paese è di nuovo di fronte a questa drammatica prospettiva. Le donne rischiano di diventare, ancora, la prima vittima di un atto di potere. Stiamo assistendo a un intero sistema di valori minacciato: l’accesso a spazi pubblici, scuole e lavori che potrebbe essere presto limitato o persino negato. L’oscurantismo che sta per abbattersi sul popolo afghano deve rappresentare un dramma per tutti gli Stati civili”.

“Siamo convinte che attraverso il suo Ministero – continua Giachetti nella lettera – Lei potrà agire al meglio affinché l’Italia non rimanga nell’immobilismo, ma anzi si attivi per creare le condizioni per corridoi umanitari per salvare donne e bambini. Siamo convinte anche che, con attività di formazione e inserimento lavorativo, oltre che aiutare la crescita e la formazione di queste donne e ragazze, si possa agevolare la formazione di una cultura che dall’esterno del Paese  possa aiutare chi rimasto in Afghanistan voglia costruire una società diversa”.